Architettura

Architettura brutalista: cos'è e come riconoscerla

Cos'è l'architettura brutalista, da dove viene il nome, come riconoscerla, gli edifici simbolo in Europa e in Italia e come portarne lo stile in casa.

Edificio in cemento grigio sotto il cielo azzurro
Indice
  1. Che cos'è l'architettura brutalista
  2. Da dove viene il nome: béton brut e New Brutalism
  3. Come riconoscere un edificio brutalista
  4. Gli edifici simbolo dello stile
  5. Il brutalismo in Italia
  6. Come portare l'architettura brutalista in casa
  7. Perché il brutalismo divide ancora
  8. Domande frequenti

L'architettura brutalista è uno degli stili più riconoscibili del Novecento: volumi netti, superfici di cemento lasciate grezze, edifici che non cercano di piacere a prima vista. Fin dall'inizio ha diviso critica e pubblico, e continua a far discutere a oltre settant'anni dal saggio che le diede il nome. In questa guida vediamo da dove nasce, come riconoscerla, quali sono gli edifici che l'hanno resa famosa e come prenderne spunto per arredare la propria casa senza trasformarla in un bunker.

Che cos'è l'architettura brutalista

Il brutalismo è uno stile architettonico degli anni Cinquanta e Sessanta, caratterizzato da forme semplici, simili a grandi blocchi, e dall'uso del cemento lasciato a vista. È questa la definizione che ne dà il glossario dei termini artistici della Tate, il sistema di musei britannici che ha dedicato al tema anche studi e mostre.

Più che uno stile decorativo, il brutalismo è un modo di intendere il progetto: il cemento non viene nascosto sotto intonaci o rivestimenti, ma diventa esso stesso il linguaggio dell'edificio. Per questo le opere brutaliste appaiono massicce e severe, con un carattere che si riconosce al primo sguardo.

Da dove viene il nome: béton brut e New Brutalism

Il nome non significa "brutto" né "brutale". Deriva dall'espressione francese béton brut, cioè "cemento grezzo", usata da Le Corbusier, uno dei maestri dell'architettura moderna, che era anche pittore.

A trasformare l'espressione in un'etichetta è stato il critico britannico Reyner Banham, che la collegò al lavoro degli architetti Alison e Peter Smithson. Il suo saggio intitolato "The New Brutalism" uscì sulla rivista Architectural Review nel dicembre 1955. Tra le opere associate fin dall'inizio al nuovo brutalismo c'è la scuola di Hunstanton, nel Norfolk, progettata dagli Smithson e completata nel 1954.

Secondo la Tate, Banham diede al termine francese una piega ironica proprio per rendere lo sgomento con cui in Gran Bretagna era stata accolta questa architettura di cemento. Una diffidenza che, in parte, accompagna lo stile ancora oggi.

Come riconoscere un edificio brutalista

Riconoscere un edificio brutalista è abbastanza semplice, se si sa dove guardare. Questi sono gli elementi principali:

  • Cemento a vista: il materiale protagonista, lasciato grezzo invece di essere intonacato o rivestito.
  • Volumi a blocchi: forme semplici, accostate o sovrapposte come grandi solidi geometrici.
  • Edifici per molte persone: scuole, teatri, musei e grandi complessi di abitazioni con servizi comuni.
  • Elementi funzionali in evidenza: nell'Unité di Marsiglia, per esempio, gli appartamenti sono dotati di frangisole (brise-soleil).

Non è un caso che l'opera simbolo dello stile, l'Unité d'habitation di Marsiglia, sia nata su incarico del ministero francese della Ricostruzione, subito dopo la Seconda guerra mondiale.

Gli edifici simbolo dello stile

Uno dei riferimenti principali è l'Unité d'habitation di Marsiglia. Secondo la Fondation Le Corbusier, l'incarico arrivò dal ministero francese della Ricostruzione il 30 novembre 1945, la prima pietra fu posata il 14 ottobre 1947 e l'edificio fu inaugurato il 14 ottobre 1952, dopo quasi cinque anni di lavori. Le Corbusier la pensava come una "città giardino verticale", con servizi comuni come una scuola materna, una palestra, un teatro all'aperto e negozi lungo strade interne fino alla terrazza sul tetto.

EdificioDoveProgettistiDate
Unité d'habitationMarsiglia (Francia)Le CorbusierPrima pietra 1947, inaugurazione 1952
Scuola di HunstantonNorfolk (Inghilterra)Alison e Peter SmithsonCompletata nel 1954
Istituto Marchiondi SpagliardiMilano, quartiere BaggioVittoriano ViganòRealizzato negli anni Cinquanta

Fonte: Fondation Le Corbusier; British Art Studies (Paul Mellon Centre); Politecnico di Milano.

L'Unité di Marsiglia è dal 1986 monumento storico in Francia e dal 2016 fa parte del patrimonio mondiale UNESCO, all'interno del sito seriale che riunisce 17 opere di Le Corbusier in sette Paesi. Tra gli esempi britannici più citati ci sono invece la Hayward Gallery e il National Theatre, sulla South Bank di Londra.

Il brutalismo in Italia

Anche l'Italia ha le sue opere brutaliste. Un esempio spesso citato è l'Istituto Marchiondi Spagliardi di Milano, nel quartiere Baggio, progettato da Vittoriano Viganò e realizzato negli anni Cinquanta. Il Politecnico di Milano lo definisce un raro esempio di architettura brutalista italiana.

Chiuso negli anni Settanta e rimasto in stato di abbandono, l'edificio è stato riaperto ai visitatori su prenotazione durante la Design Week del 2023 ed è al centro di un progetto di recupero: il Collegio di Milano vi prevede un nuovo campus dedicato alle arti e al design. È una storia che mostra come queste architetture, dopo anni di oblio, possano trovare una nuova vita.

Come portare l'architettura brutalista in casa

Non serve vivere in un edificio di cemento per apprezzare questo stile. Molti suoi principi funzionano bene anche negli interni di una casa normale, a patto di bilanciarli con elementi caldi.

  • Una superficie materica: una parete in cemento a vista o una finitura effetto cemento in soggiorno o in cucina basta a evocare lo stile.
  • Arredi dalle forme pure: tavoli e mobili a blocco, senza decorazioni, con linee nette.
  • Contrasto con materiali caldi: legno, lana, lino e pelle evitano l'effetto freddo del grigio.
  • Luce studiata: luci calde e radenti mettono in risalto la trama delle superfici.
  • Verde: piante di grandi dimensioni ammorbidiscono i volumi e danno vita agli ambienti.

Nell'architettura vera e propria, invece, il cemento a vista richiede un progetto accurato e un'impresa esperta: getti, casseforme e protezione delle superfici vanno valutati con il progettista, così come le prestazioni energetiche dell'involucro.

Perché il brutalismo divide ancora

Per alcuni è l'espressione più sincera dell'architettura moderna, per altri il simbolo di periferie grigie e anonime. Come per ogni architettura, la qualità del progetto, la manutenzione nel tempo e il contesto urbano contano più dell'etichetta di stile.

Negli ultimi anni lo sguardo è cambiato. Musei, università e fondazioni studiano e valorizzano queste opere, e il riconoscimento UNESCO dell'Unité di Marsiglia mostra quanto il lavoro di Le Corbusier sia oggi considerato parte del patrimonio comune.

Domande frequenti

Perché si chiama brutalismo?

Il nome deriva dal francese béton brut, cioè "cemento grezzo", espressione usata da Le Corbusier. Non significa "brutto", anche se il critico Reyner Banham giocò proprio su questa assonanza.

Chi ha inventato il termine New Brutalism?

Il termine è stato reso celebre dal critico britannico Reyner Banham, che lo collegò agli architetti Alison e Peter Smithson e gli dedicò un saggio su Architectural Review nel dicembre 1955.

Quali sono gli edifici brutalisti più famosi?

Tra i più noti ci sono l'Unité d'habitation di Marsiglia di Le Corbusier, inaugurata nel 1952 e oggi patrimonio UNESCO, la scuola di Hunstanton degli Smithson, completata nel 1954, e a Londra la Hayward Gallery e il National Theatre.

Ci sono edifici brutalisti in Italia?

Sì. Un esempio noto è l'Istituto Marchiondi Spagliardi di Milano, progettato da Vittoriano Viganò negli anni Cinquanta e definito dal Politecnico di Milano un raro esempio di architettura brutalista italiana.

Condividi:FacebookWhatsAppEmail

Commenti

Ancora nessun commento. Scrivi tu il primo!

Lascia un commento

Non verrà pubblicata.

Partner Romania 175