Energia e risparmio

Accensione riscaldamento: date, orari e regole per zona

Date, orari e temperature per l'accensione del riscaldamento nella stagione 2026/2027, zona per zona, con le deroghe previste e i consigli per spendere meno.

Vecchio termosifone in ghisa con valvola in metallo decorato
Indice
  1. Accensione riscaldamento: cosa dice la legge
  2. Le sei zone climatiche italiane
  3. Calendario dell'accensione riscaldamento per zona
  4. Temperature massime in casa
  5. Quando si può accendere prima o più a lungo
  6. Come risparmiare dopo l'accensione riscaldamento
  7. Domande frequenti

L'accensione riscaldamento non è libera: in Italia date, orari e temperature degli impianti termici sono fissati per legge e cambiano in base alla zona climatica del Comune in cui si vive. Con l'autunno la domanda torna puntuale in ogni casa: da quando si possono accendere i termosifoni, per quante ore al giorno e a quale temperatura? Ecco le regole in vigore per la stagione 2026/2027, con il calendario zona per zona e qualche consiglio pratico per scaldare bene la casa spendendo meno.

Accensione riscaldamento: cosa dice la legge

La norma di riferimento è il decreto del Presidente della Repubblica 16 aprile 2013, n. 74, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 149 del 27 giugno 2013. Il testo del DPR 74/2013 stabilisce i criteri per l'esercizio, la conduzione e il controllo degli impianti di climatizzazione invernale ed estiva e vale sia per l'edilizia pubblica sia per quella privata.

Il decreto fissa tre limiti: il periodo dell'anno in cui il riscaldamento può funzionare, il numero massimo di ore al giorno e la temperatura massima negli ambienti. I primi due dipendono dalla zona climatica, il terzo dal tipo di edificio. Le regole riguardano sia gli impianti centralizzati dei condomini sia le caldaie autonome dei singoli appartamenti.

Le sei zone climatiche italiane

Il territorio nazionale è diviso in sei zone, dalla A alla F, in base ai gradi giorno, un indice che misura quanto fa freddo in una località durante l'anno. La zona A comprende i Comuni con non più di 600 gradi giorno, la zona F quelli che superano i 3.000. La classificazione è assegnata Comune per Comune nell'allegato A del DPR 412/1993, quindi anche due centri vicini possono trovarsi in zone diverse.

Per orientarsi, l'agenzia AGI riporta alcuni esempi: Lampedusa, Linosa e Porto Empedocle sono in zona A; Palermo, Catania e Reggio Calabria in zona B; Napoli, Bari, Salerno e Cagliari in zona C; Roma, Firenze, Genova e Ancona in zona D; Milano, Torino, Bologna, Venezia e Perugia in zona E; Cuneo e diverse località di montagna, come Cortina d'Ampezzo, in zona F. Per avere la certezza conviene verificare la zona direttamente con il proprio Comune.

Calendario dell'accensione riscaldamento per zona

Ecco periodi e ore massime giornaliere previsti dall'articolo 4 del DPR 74/2013, applicati alla stagione 2026/2027.

Zona climaticaPeriodo di accensioneOre massime al giorno
Adal 1° dicembre 2026 al 15 marzo 20276
Bdal 1° dicembre 2026 al 31 marzo 20278
Cdal 15 novembre 2026 al 31 marzo 202710
Ddal 1° novembre 2026 al 15 aprile 202712
Edal 15 ottobre 2026 al 15 aprile 202714
Fnessun limitenessun limite

Fonte: DPR 16 aprile 2013, n. 74, articolo 4; AGI, 14 ottobre 2026.

Nelle zone dalla A alla E l'impianto può funzionare solo tra le 5 e le 23. Le ore consentite non devono essere consecutive: si possono dividere in più fasce, per esempio al mattino presto e la sera, quando in casa c'è qualcuno. Nella zona E i termosifoni sono già accesi dal 15 ottobre, mentre nella zona D si parte dal 1° novembre.

Temperature massime in casa

Durante il periodo di accensione la temperatura media degli ambienti riscaldati non deve superare i 20 °C, con una tolleranza di 2 °C, nelle abitazioni e in quasi tutti gli altri edifici. Per gli edifici industriali e artigianali il limite scende a 18 °C, sempre con 2 °C di tolleranza. Il decreto chiede inoltre di rispettare questi valori senza sprechi di energia.

Un cronotermostato ben regolato aiuta a restare nei limiti senza dover controllare di continuo il termometro.

Quando si può accendere prima o più a lungo

Il calendario non è rigido. Fuori dal periodo previsto il riscaldamento si può accendere solo se le condizioni climatiche lo giustificano, e comunque per non più della metà delle ore giornaliere consentite nella propria zona. Una settimana di freddo intenso a fine ottobre in zona D, quindi, permette un uso ridotto dell'impianto.

Ci sono poi le ordinanze comunali. L'articolo 5 del decreto consente ai sindaci, a fronte di comprovate esigenze, di ampliare o ridurre i periodi annuali e le ore giornaliere di accensione, sia per l'intero centro abitato sia per singoli edifici, e di fissare temperature massime più basse. Il Comune deve poi informare la popolazione delle decisioni prese.

Alcuni edifici sono esclusi dai limiti di periodo e di orario: ospedali, cliniche e case di cura, strutture di assistenza, scuole materne e asili nido, piscine e saune, oltre agli edifici industriali che hanno esigenze tecnologiche o di produzione. Il decreto prevede anche eccezioni alla sola durata giornaliera, per esempio per gli impianti a pannelli radianti incassati nelle pareti e per alcuni impianti dotati di termoregolazione programmabile su almeno due livelli di temperatura nelle 24 ore.

Come risparmiare dopo l'accensione riscaldamento

Rispettare le regole è il primo passo, ma i consumi dipendono soprattutto da come si usa l'impianto. Tra i consigli dell'ENEA diffusi dall'ANCE ci sono alcune indicazioni semplici da applicare:

  • Temperatura: secondo l'ENEA bastano 19 °C per stare bene in casa, e ogni grado in meno può far risparmiare fino al 10% di combustibile.
  • Orari: tenere acceso l'impianto un'ora in meno al giorno e abbassare la temperatura di un grado può portare a un risparmio di circa il 15%.
  • Valvole termostatiche: sono obbligatorie nei condomini e, regolando il calore stanza per stanza, possono ridurre i consumi fino al 20%.
  • Manutenzione: una caldaia controllata funziona meglio e chi non esegue la manutenzione obbligatoria rischia sanzioni a partire da 500 euro.
  • Finestre: per cambiare l'aria bastano pochi minuti; tenerle aperte a lungo disperde calore.
  • Radiatori liberi: tende e mobili davanti ai termosifoni ostacolano la diffusione del calore. Un pannello riflettente, o un foglio di alluminio, tra radiatore e parete limita le dispersioni verso l'esterno.
  • Sera e notte: chiudere persiane, tapparelle o tende pesanti riduce le perdite di calore attraverso i vetri.

Per chi pensa a interventi più impegnativi, l'ENEA ricorda che un check-up dell'impianto e dell'isolamento di pareti e finestre, fatto da tecnici qualificati, può portare a consumi più bassi fino al 40%.

Domande frequenti

Le regole valgono anche per la caldaia autonoma?

Sì. Il DPR 74/2013 riguarda tutti gli impianti termici degli edifici, pubblici e privati, quindi sia il riscaldamento centralizzato del condominio sia la caldaia del singolo appartamento devono rispettare periodi, orari e temperature della zona climatica, salvo le eccezioni previste dal decreto.

Come faccio a sapere in quale zona climatica si trova il mio Comune?

La zona è indicata per ogni Comune nell'allegato A del DPR 412/1993. In caso di dubbi ci si può rivolgere al proprio Comune, che può anche aver emesso ordinanze su date e orari.

Posso accendere i termosifoni se fa freddo prima della data prevista?

Sì, ma solo se le condizioni climatiche lo giustificano e per non più della metà delle ore giornaliere previste nella propria zona. Il sindaco può anche anticipare o prolungare il periodo con un'ordinanza.

Quale temperatura si può tenere in casa?

Nelle abitazioni la temperatura media degli ambienti non deve superare i 20 °C, con una tolleranza di 2 °C. L'ENEA suggerisce 19 °C come valore sufficiente per il comfort e per contenere la bolletta.

In zona F ci sono limiti?

No. Per i Comuni in zona F il decreto non prevede limiti di periodo né di durata giornaliera, ma restano validi i valori massimi di temperatura negli ambienti.

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